EUGENIO ALAZIO
Eugenio Alazio è nato a Napoli il 26.04.1964.
Nel 1983 consegue il diploma di maturità scientifica
.
Intraprende gli studi universitari che vengono successivamente
abbandonati. Dal 1989 al 1994 è artigiano.
Dal 1995 ad oggi lavora in una società cooperativa
con la qualifica di magazziniere/carrellista..
Manifestazioni:
Moncioni Giugno 2001, 4° concorso di pittura “Remo
Gardeschi”;
Sanremo Settembre 2002 ,3° concorso di pittura “Filippo
Salesi”;
Padova Novembre 2002, 13^ Mostra Mercato d’arte Contemporanea;
Sanremo Dicembre 2002, 10° Festival Internazionale della
pittura Centro d’arte e cultura “La Tavolozza”;
Piacenza Marzo 2005, concorso “Ascoltando l’anima”;
Concorso “ Web Color” 2005;
Concorso” Arte “ Milano 2006;
Concorso “Celeste” Siena 2006;
Classificato al secondo posto per il concorso di arte fotografica
nel comune di Corciano (PG) 2006;
Concorso fotografico “ Città di Cusano Milanino”,
2007;
Concorso Agazzi,” Segnalazione Sezione Pittura”,
2007;
Mostra fotografica ”Poesia di Corciano. Le fotografie
di Eugenio Alazio, i versi di M. Sticco” , tenutasi
nella sala Consiliare del comune di Corciano, durante il”
Corciano Festival 2008”;
Quinto concorso G.B.Moroni 2008 : Medaglia di Segnalazione;
Mostra fotografica “ Le Auto-Identità “
presso Artfarmgaia di Papiano (PG), agosto 2009.
“Scissione pulsionale”
Con Alazio una trasformazione sconvolgente
della sostanza creativa deforma il corpo in nervi percossi
da onde e vibrazioni traccianti soglie e livelli, forze
che attraversano e contemporaneamente sono attraversate
dall’isteria scissa in entità multi sensibili.
E’ un ritratto che diviene musica dipinta nella quale
scorre il ritmo organico di tutte le cose, anche il tempo
sembra essere dipinto in una variazione suggestiva che registra
le sensazioni e li rende materica essenza corporea premuta,
dilatata, contratta, schiacciata. Distorsione capace di
avanzare come carne emaciata ma pulsante dal piano di sfondo
quasi segmentato.
Ottobre 2009
Antonella Iozz
www.bluarte.it
“Auto-Identità”
L’opera di Van Gogh, il ritratto del dottor Gachet,
è considerata l’esempio più importante
nella storia dell’arte di transfert psicanalitico.
Essa è il simbolo della concezione che l’uomo
moderno ha di sé come essere frantumato.
Infatti, la sensazione di un Io frammentato, senza riferimenti
e certezze stabili è suggerita da un profondo senso
di inadeguatezza e di disagio tipici dell’uomo del
Novecento.
Van Gogh anticipa con una visione sorprendente il fenomeno
della frantumazione della personalità e lo fa affrontando
con chiarezza il tema del doppio.
Eugenio Alazio, artista-fotografo,sembra volersi avvalere
di queste indicazioni storiche nel momento in cui elabora
i suoi lavori presentati alla mostra “Auto-Identità”.
Le opere sono stampe su tela di fotografie digitali elaborate
al computer aventi per soggetto i ritratti.
L’autore fotografa il soggetto, con varie espressioni,
una ventina di volte nello stesso ambiente, variando di
poco tutto il resto: l’inquadratura, l’esposizione,
l’apertura.
Successivamente,in camera bianca, le fotografie vengono
elaborate con photoshop, utilizzando i programmi e i filtri.
Con lo scopo di creare una immagine a forte impatto, tra
l’interiore magmatico e l’espressività
di un più aggiornato surrealismo, in cui la prassi
è provocare una immediata riflessione interiore.
Alazio, come Bacon, preferisce “l’immagine fotografica
a quella del volto riflesso nello specchio in quanto gli
permette una maggiore libertà di manipolazione: essa
può essere strappata e utilizzata solo per frammenti
o può essere accostata ad altre immagini, che possono
anche avere poco a che fare col soggetto ritratto, ma risultano
alla fine dense di suggestioni e funzionali allo scopo da
raggiungere: realizzare un’immagine in grado di restituire,
pur nelle deformazioni, la fisionomia della persona ritratta
e l’essenza che contraddistingue quel particolare
individuo”.
Egli opera per costruire i ritratti assemblando pezzi diversi,
senza curarsi di una specifica sintesi armonica, con il
risultato di ottenere un volto atipico in cui naso, occhi,
bocca, orecchie vivono una vita autonoma, temporaneamente
contrapposte per abbozzare l’idea di fisionomia.
La rappresentazione dell’immagine di sé, è
per Alazio la conclusione di un lungo e complesso processo
che, prima di arrivare all’auto-identificazione dichiaratamente
espressa, ha bisogno di una fase in cui le caratteristiche
somatiche dell’artista non sono chiaramente riconoscibili,
né immediatamente proposte come proprie: tuttavia
, queste opere possono essere definite come autoritratti.
In queste opere prendono forma i travagli interiori, che
egli, grazie all’espressione creativa, riesce a descriverli
e rappresentarli nella forma compiuta dell’auto-identità.
La dichiarata angoscia che attanaglia Alazio, e a cui cerca
di dare forma poetica, è causata certamente dall’esperienza
vissuta tra la realtà esterna e quanto urge internamente
alla macerazione della quotidianità contemporanea.
Il senso di disgregazione suggerito dai volti negli autoritratti
potrebbe essere espressione del processo di reintegrazione
di parti di sé scisse.
Infine, ciò che prevale nei suoi lavori è
il sentimento della caducità, la malinconia che accompagna
l’artista e la evidente ossessione che lo porta a
rappresentare il doloroso sentimento di sé, tutte
le passioni interiori, il desiderio di varcare la soglia
dell’indefinito, per ritrovarsi di fronte a se stesso
e reclamare a piena voce la verità della propria
personalità.
Luglio 2009
Pino Bonanno
www.artfarmgaia.it
Descrizione
Trattasi di stampe su tela di fotografie digitali elaborate
al computer aventi per soggetto i ritratti.
Per scendere nel dettaglio nella prima fase fotografo il
soggetto una ventina di volte nello stesso ambiente con
varie espressioni e variando di poco tutto il resto, per
esempio l’inquadratura, l’esposizione, l’apertura
ecc…
Nella seconda fase, in camera bianca, elaboro le fotografie
con photoshop, utilizzando i programmi e i filtri che il
programma mette a disposizione.
L’intento è creare una immagine a forte impatto,
tra l’interiore magmatico e l’espressività
di un più aggiornato surrealismo, dove la prassi
è provocare il caso, riconoscere una forma e sciegliere
di catturarla, e il pensiero si esprime al di là
di ogni controllo cosciente nell’ambito dell’interiorità
umana.
E’ un genere particolare il ritratto che preferisco
per l’idea di immediata vicinanza e familiarità.
Può identificare” l’essenza “ delle
persone ritratte dalla loro espressione fisionomica, e per
via della sua funzione di sostituto dell’individuo
rappresentato sprigiona forze prodigiose.
L’accento posto significativamente sul viso, rappresentante
simbolico-espressivo dei sentimenti, piuttosto che sugli
accessori nasce dal bisogno di fissare in immagine l’esistenza
fisica e psichica concepita come in continua mutazione,
presentando espressioni facciali in continuo cambiamento,
personificazioni di tanti, incompiuti stati d’animo.